
Pontremoli , situata in Lunigiana, nella parte nord della Toscana, in Provincia di Massa-Carrara, nel lembo di terra che si incunea tra Liguria ed Emilia, sorge ai piedi dell'Appennino a circa 250 metri sul livello del mare in mezzo a montagne che arrivano a sfiorare i duemila metri.
E' al centro di una vasta conca che abbraccia l'ampio territorio delle Valli del fiume Magra e dei torrenti Verde e Gordana e si collega alle Regioni confinanti tramite i passi Appenninici della Cisa, del Bratello, del Cirone e del Rastrello. Il territorio comunale è molto vasto, ha una superficie di 182 Km 2 che lo pone, per estensione, al quarto posto tra i Comuni italiani.
Pontremoli, definita da Federico II “chiave e porta dell’Appennino”, viene menzionata per la prima volta nel diario di viaggio di Sigeric, arcivescovo di Canterbury, che, intorno al 990/994 d.C., si era recato a Roma seguendo l’antica via Romea o Francigena.
Oppidum medievale dalle altissime torri e borgo mercantile situato in mezzo ad un ventaglio di verdi vallate e punto d’incontro di vie storiche, quali quelle di Monte Bardone (oggi della Cisa), del Fò Crosà (oggi dei due Santi), del Borgallo, del Bratello e del Cirone o Lombarda, Pontremoli è da sempre luogo di accoglienza e di ospitalità come attestano i tanti Ordini religiosi che nel corso dei secoli vi hanno avuto sede.
Fu libero Comune e la sua autonomia venne riconosciuta dagli imperatori Federico I Barbarossa e Federico II. Strinse alleanze alternativamente con Parma e Piacenza e fu sempre in lotta con i marchesi Malaspina, signori del resto della Lunigiana, che mai riusciranno a conquistare il pieno governo di questo borgo.
Dal XIV secolo, tramontato il libero Comune, Pontremoli venne conteso ed ambito dalle varie Signorie italiane che vedevano nel suo possesso il mezzo per espandere il loro dominio territoriale data la sua importanza strategico-viaria.
Si ebbe, così, un’alternanza di dominazioni (Rossi di Parma, Scaligeri, Visconti, Sforza, Francesi, Spagnoli) anche per periodi talvolta brevissimi, ma, sempre, il dominante di turno riconobbe ai pontremolesi la loro particolare organizzazione amministrativa espressa nei loro antichi Statuti.

Nel 1650 Pontremoli entra nel Granducato di Toscana e inizia un periodo di stabilità politica e prosperità economica favorita dall’essere sulla via commerciale che collegava il nord Europa col porto di Livorno.
Il miglioramento economico-sociale porta alla trasformazione dell’oppidum medievale: è in questi anni che il borgo si arricchisce di palazzi signorili, vengono costruite o abbellite chiese, viene edificato il Teatro della Rosa e il territorio circostante viene impreziosito da numerose ville di campagna.
Nasce così la Pontremoli settecentesca frutto dell’opera dei Natali, di Gherardini, dei Galeotti, dei Contestabili, dei Portugalli, i maggiori esponenti di quello che è stato definito il “Barocco pontremolese”. Da quel momento il medioevo ed il barocco vivono insieme, sposandosi le rigide linee del primo con le morbide e animate del secondo.
Nel 1778 Pontremoli è dichiarata “Città nobile” dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena e, qualche anno più tardi, nel 1787, viene innalzata da Pio VI a sede episcopale.
La venuta delle truppe napoleoniche, all’inizio dell’800, sancisce la fine del primo periodo granducale; dopo la Restaurazione, Pontremoli torna, dapprima, sotto il Granducato di Toscana, quindi viene annessa al Ducato di Parma, al quale rimane fino all’Unità d’Italia.